Diversamente da quanto può sembrare, la quota alla quale si forma l'incudine delle celle temporalesche non è mai costante ma dipende da alcuni fattori sia stagionali che giornalieri.
Generalmente la quota alla quale si arresta la spinta convettiva coincide con la Tropopausa, che non è altro che lo strato che separa la Troposfera dalla Stratosfera. dato che passando dalla Troposfera alla Stratosfera l'andamento della temperatura subisce un inversione di tendenza le nubi torreggianti tendono a "bloccarsi" nel loro movimento ascensionale, dando vita alle classiche incudini temporalesche.
Il livello della Tropopausa varia con la stagione, passando da una quota di circa 15000/17000 metri in Estate a 8000/9000 metri in Inverno; le incudini dei temporali primaverili, infatti, presentano incudini che non raggiungono mai le altezze raggiunte per esempio in Luglio (e di conseguenza anche l'intensità dei fenomeni è minore dato il ridotto sviluppo verticale della nube).
Il livello dove la spinta di galleggiamento si arresta innescando il meccaniscmo di genesi dell'incudine è individuato tecnicamente con la sigla EL, che significa Equilibrium Level. L'EL non sempre coincide con la tropopausa, e nel caso esso si vada a posizionare ad una quota inferiore ad essa allora la nube temporalesca non raggiungerà la Tropopausa prima di arrestarsi, ma si fermerà una volta raggiunto l'EL.
La quota dell'EL è facilmente individuabile tramite i Radiosondaggi. Qui sotto posto un radiosondaggio relativo al 13 Agosto 2003:
Con la freccia rossa ho indicato il punto che ci permette di individuare la quota dell'EL; si tratta dell'intersezione che si viene a creare tra la TAP che nel suo movimento verso sinistra incrocia la curva di stato.
In questo caso l'EL si trova a circa 13000 metri. Cosa vuol dire? Vuol dire che nel caso si andassero a formare celle temporalesche esse potrebbero svilupparsi fino ad una quota di 13000 metri, per poi arrestarsi generando l'incudine.
Talvolta, in alcuni temporali particolarmente intensi, le correnti ascensionali riescono a "sfondare" il muro dell'EL spingendosi per qualche centinaio di metri oltre questa barriera: si tratta delle classiche Overshooting Top che quasi sempre accompagnano i sistemi supercellulari.
Esse si possono notare anche dalle immagini satellitari, sia all'infrarosso che al visibile.
Sul primo canale (infrarosso) si differenziano per il colore bianco brillante che assumono rispetto al resto dell'incudine:
Sul canale visibile è deciamente più facile individuarle:
Tracking Real-Time via GPS + Radar (i post sono visualizzati al di sotto di questa schermata)
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Mostra Satellite visibile
sabato 29 marzo 2008
A che quota arrivano le incudini dei Temporali?
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Palu
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venerdì 28 marzo 2008
Il CAPE l'abbiamo visto, ora scopriamo cos'è il CAP.
L'acronimo è quasi identico, ma si tratta di due parametri completamente differenti anche se rivestono entrambi una grande importanza nella previsione e nella dinamica convettiva.
Il CAP è identificato da uno strato di aria stabile, presente generalmente alle quote medie dell'atmosfera, che ostacola al convezione e quindi lo sviluppo di temporali.
Osservando un Radiosondaggio, il "tetto" del CAP si trova in corrispondenza del punto in cui la TAP si sposta dal lato sinistro a quello destro della curva di stato.
Nell'immagine sottostante il tetto del CAP è indicato con una freccia rossa:

Il CAP è spesso legato alle inversioni termiche presenti in atmosfera che anch'esse producono uno sbarramento all'ascesa delle termiche; pur non trattandosi quindi di una vera e propria inversione, il CAP si trova quasi sempre in corrispondenza di esse: non a caso, infatti, sempre dal radiosondaggio qui sopra si può notare come la curva di stato (la linea nera in grassetto più a destra) subisca una deviazione verso destra intorno agli 800 metri di quota - e nel contempo la curva del dew point sempre a partire dalla stessa quota subisce uno spostamento verso sinistra; il tutto sta a significare che da quella quota e fino al "tetto" del CAP è presente uno strato che impedisce la convezione nonostante ci sia la presenza di un forte CAPE (1300 j/kg).
Il terzo protagonista che si intreccia al CAP e all'inversione è il CIN (Convective Inhibition) che rappresenta l'energia disponibile a impedire l'innesco di moti convettivi. Esso è individuato al radiosondaggio da quell'area di colore rosso; il CIN assume valori negativi e in tale area la particella d'aria, essendo più fredda dell'ambiente circostante, tende a ricadere su se stessa mantenendo quindi l'atmosfera stabile come nelle più classiche situazioni da inversione termica. Più il CIN è negativo, più il CAP è forte.
Ma c'è un MA. La presenza di uno sbarramento alla convezione - che come abbiamo visto è identificato da questo connubio di tre fattori - non sta a significare che non ci sarà lo sviluppo di temporali nelle ore successive.
Il CAP fa come da "coperchio" all'energia potenziale presente in atmosfera: spesso e volentieri può rimanere ancorato nella sua posizione per tutta la giornata compromettendo ogni possibilità di convezione, ma può capitare che questo tappo salti via (e questo può succedere per l'ingresso di aria fredda in quota, o di un fronte al suolo...insomma per l'ingresso in scena di qualsiasi elemento che instabilizzi la colonna d'aria) dando il via ad una convezione esplosiva e imponente dato che in poche ore tutta l'energia ancorata in basso si "sfogherebbe" sottoforma di correnti ascensionali poderose con tutte le conseguenze del caso.
Insomma...il CAP da gioie e dolori ai cacciatori di temporali perchè è molto difficile capire se e quando potrà essere smantellato a favore della formazione di celle temporalesche.
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Palu
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giovedì 27 marzo 2008
Cos'è il CAPE ?
Vediamo cosa sta ad indicare questa sigla, molto importante nell'ambito della previsione dei temporali in Estate. I radiosondaggi in questo ambito ci vengono molto in aiuto.
CAPE sta a significare Convective Available Potential Energy, dal punto di vista fisico rappresenta una misura del lavoro svolto dalla spinta di galleggiamento che permette l'ascesa di una massa d'aria; si esprime in J/Kg. Esempio pratico: un CAPE di 2000 j/kg sta a significare che ogni chilo d'aria ha ricevuto, nella sua ascesa, un'energia totale di 2000 joule.
In soldoni, il CAPE rappresenta l'energia disponibile in atmosfera per la genesi di strutture temporalesche; è quindi facile intuire che più alto è il valore di CAPE più imponenti saranno gli updraft all'interno dei temporali. Non a caso il CAPE stesso è collegato alla velocità massima potenziale ascendente dell'updraft, indicata con Wmax:
Wmax = Radice di (2*CAPE)
Il CAPE è un parametro che si può reperire facilmente tramite i Radiosondaggi, sia dal punto di vista prettamente numerico sia da quello grafico. 
- dal punto di vista numerico è identificato al lato del radiosondaggio
- dal punto di vista grafico è rappresentato dall'area compresa tra la curva di stato (linea nera più spessa) e la TAP (Theorical Air Parcel line).
Nella dinamica temporalesca assume un ruolo fondamentale la distribuzione di densità del CAPE stesso lungo tutta la colonna atmosferica. Cosa voglio dire esattamente? Ebbene, in linea di massima possono presentarsi 3 casi:
1) CAPE elevato e distribuito equamente lungo tutta la colonna
2) CAPE non elevato e presente soprattutto alle quote medio-basse (quindi osservando il grafico postato sopra si mostrerebbe "basso e cicciotto"
3) CAPE non elevato e distrubuito lungo tutta la colonna (area colorata più "allungata ed esile")
Generalmente un CAPE anche non elevato ma concentrato nella porzione bassa dell'atmosfera garantisce (se accoppiato ad altri parametri favorevoli allo sviluppo convettivo) temporali più intensi e probabili rispetto ad un CAPE distribuito più in altezza lungo quindi gran parte della colonna atmosferica. Questo perchè se il CAPE è concentrato in basso permette una spinta ascensionale maggiore, con più irruenza, permettendo la nascita di celle anche violente seppur apparentemente il valore numerico del parametro "preso così com'è" non sembrerebbe per nulla trascendentale.
La Supercella del 16 Marzo 2008 documentata in un articolo precedente si è generata molto probabilmente sfruttando un setup del CAPE proprio del tipo appena citato, ossia "basso e panciuto".
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Palu
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martedì 25 marzo 2008
Il collasso di una cella temporalesca visto dal satellite
Ci sono alcuni segnali chiari e tangibili che si riconducono alla senescenza di un temporale allorquando non si presenta più la spinta ascensionale che lo mantiene attivo. Il satellite visibile spesso ci aiuta ad indentificare questi comportamenti.
(cliccate sulle tre immagini pubblicate per vederle più grandi)
Il tutto si è verificato ieri, Lunedì 25 Marzo. Nulla di particolare, è giusto precisare. Nel pomeriggio, comunque, erano presenti alcune piccole celle temporalesche sull'Est Lombardia, nella zona del Lago di Garda.
La vita di un temporale è mantenuta dalla presenza delle correnti ascensionali che, alimentate dall'aria calda presente alle basse quote, mantengono "su" tutto il sistema temporalesco.
All'interno del temporale, però, sono presenti ovviamente anche le correnti discendenti che accompagnano le precipitazioni (pioggia, grandine o neve che sia). Ebbene, in un classico ciclo di vita di una cella temporalesca prima o poi arriva il momento nel quale queste correnti discendenti (downdrafts) prevalgono su quelle ascendenti (updraft) tagliando i rifornimenti al sistema portandolo quindi al collasso.
Il collasso di un temporale assomiglia allo sgonfiamento di un palloncino, e le correnti che fuoriescono dalla cella stessa sottoforma di outflow si possono notare facilmente attraverso un'immagine satellitare a piccola scala.
Osservate la cella temporalesca sul Lago di Garda: durante l'animazione di vede chiaramente come "collassa" su se stessa. La sua corrente discendente, una volta impattata sul suolo, si espande verso l'esterno; essa è identificata da quella linea di macchioline bianche (cumuli o fractus) che con un comportamento radiale si allontanano dalla cella temporalesca, di cui rimane soltanto l'anvil, ossia l'incudine ormai non più rifornita dal basso.
Da questa mappa (fonte: www.centrometeolombardo.com) si evince l'outflow del temporale dalla direzione dei venti, che seguono la direzione di espansione di quella linea di cumuli citati poco fa, assumendo una direzione opposta al flusso di vento prevalente in quel momento sulla Regione. 
Nelle aree interessate da questo fenomeno locale si registra anche un calo della temperatura, associato all'aria più fredda in uscita dalla cella temporalesca.

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Palu
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sabato 22 marzo 2008
MCS --> Mesoscale Convective System
Vediamo cosa sono queste particolari strutture temporalesche che spesso e volentieri si generano in Pianura Padana nei peggioramenti estivi allorquando mancano i presupposti per la genesi di temporali supercellulari.
Dunque, gli MCS sono strutture temporalesche generalmente estese ed intense e vanno a generarsi in seguito alla fusione di più temporali. Il terreno più fertile per il loro sviluppo è:
- presenza di energia disponibile molto elevata
- scarso wind-shear
- assenza di jet-stream in quota
Gli MCS a volte raggiungono estensioni immense, anche oltre 200/250 km, e possono comportare delle alluvioni-lampo nelle aree interessate. Sia al radar che al satellite si distinguono per l'elevata estensione e per la presenza di varie aree con noccioli precipitativi.
Ecco qualche immagine in proposito:
Ecco un chiaro esempio di MCS sviluppatosi in Pianura Padana il pomeriggio del 28 Giugno 2003:
Cacciare gli MCS è abbastanza semplice data la loro estensione e quindi visibilità anche a grande distanza. Attenzione: il rischio maggiore è sempre rappresentato dalle alluvioni-lampo nonchè dalle grandinate che possono raggiungere dimensioni considerevoli anche se non eccezionali come per esempio nei sistemi supercellulari.
CIAO ragashish
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Palu
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giovedì 20 marzo 2008
Tutto sulla Supercella di Domenica 16 Marzo
Ho messo giù un articolo sull'evento, se volete fare un salto a vederlo CLICCATE QUI.
Buona Lettura, ciao ciao
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Palu
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lunedì 17 marzo 2008
Ieri è successo l'incredibile....
Una Supercella di un'intensità totalmente fuori da ogni logica si è abbattuta in Lombardia, partendo dal varesotto passando per Milano e finendo la sua corsa nel mantovano. In rapporto alla stagione e alle condizioni di partenza ha mostrato delle potenzialità pazzesche, assolutamente imprevedibili e che la fanno rientrare di corsa nella categoria degli eventi eccezionali. Se fosse successa a Luglio sarebbe stato un macello.
La bestia si è formata nel varesotto tra le 17 e le 18. Una volta conquistata la media pianura è esplosa, assumendo in poche decine di minuti tutti i tipici caratteri supercellulari:
- nucleo a fondoscala autorigenerante
- traiettoria a sè stante, ossia diversa dalla level guide dominante
- presenza di fulminazioni continue
- venti forti sia di inflow che di outflow
- mesociclone sulla sua coda con rotazione evidentissima
- grandine di eccezionali dimensioni, segno di correnti ascensionali fuori dal comune all'interno della cella.
- permanenza dell'intensità per oltre 3 ORE senza mai indebolirsi
- torri dell'updraft maestose con incudine tipica da temporale a Supercella
- V-Notch esemplare al radar
Ecco qualche immagine della cella, sia dal sat che dal radar :

Numerose le segnalazioni di danneggiamenti alle carrozzerie delle auto, soprattutto a Milano, ma anche oltre...nel Lodigiano.
Insomma, abbiamo assistito ad un evento fuori da ogni previsione, che ha assunto un'intensità pazzesca considerando il periodo e soprattutto le condizioni di partenza.
In alcuni paesi della provincia di Milano si segnalano chicchi di grandine grossi come limoni e arance !!!
A breve realizzerò un reportage del fenomeno...a presto
ciao a tutti!
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Palu
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